venerdì 28 novembre 2014

Impresa viola in Armorica



Nel 50 avanti Cristo tutta la Gallia è occupata dai Romani… Tutta? No! Un villaggio dell'Armorica, abitato da irriducibili Galli, resiste ancora e sempre ...
Cominciavano così le avventure di Asterix il Gallico, sceneggiate da René Goscinny e disegnate da Albert Uderzo. Quando ci deliziavamo da piccoli con le loro bandes dessinées, o fumetti, non potevamo mai immaginare che un giorno, nel 2014 dopo Cristo, di affrontare quella tribù di irriducibili galli sarebbe toccato nientemeno che alla Fiorentina, lungo la strada per la qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League.
Dai tempi di Giulio Cesare, il villaggio della Cotes-d’Armor, dipartimento della odierna Bretagna, ha perso molto del suo smalto, se è vero che la sua squadra di calcio, orgogliosamente denominata En Avant de Guingamp, ha fino ad oggi collezionato pochissime partecipazioni al campionato maggiore francese, la Ligue 1, e due sole vittorie della Coppa di Francia, l’ultima nel 2009 allorché militava nella Ligue 2, la serie cadetta d’Oltralpe.
Anche nella stagione in corso i bretoni non è che se la passino granché bene, se è vero che figurano attualmente al diciannovesimo e penultimo posto della classifica, in piena zona retrocessione. E il primo quarto d’ora della partita – decisiva per il passaggio del turno – che li oppone alla Fiorentina chiarisce subito perché. I viola arrivano allo stadio Roudourou forti dei dieci punti con i quali guidano il girone di eliminazione dopo quattro partite giocate, gliene basta un altro per avere la certezza del passaggio ai sedicesimi, con una vittoria il primo posto è al sicuro.
Vincenzo Montella opta per un turnover parziale ma doveroso, domenica la banda viola è attesa a Cagliari da un confronto tradizionalmente ostico, anche nelle annate migliori, cosa che questa in corso non è stata di certo almeno finora. Con Tatarusanu tra i pali, la difesa si schiera a quattro con Richards, Basanta, Tomovic e uno a turno tra Kurtic e Lazzari, anche se il modulo non è certissimo visto che lo sloveno più volte durante il corso della partita chiederà conferma al suo allenatore se il sistema di gioco è 4-4-2 o 3-5-2.
Il centrocampo fa a meno di un Pizarro ancora in cerca della condizione, spedito in tribuna, e di un Borja Valero che la sta lentamente ritrovando, spedito infreddolito in panchina. Al loro posto il redivivo Aquilani e Badelj, affiancati dall’ariete Vargas e da chi tra Kurtic e Lazzari non è indietro a dare mano alla difesa. In avanti, fiducia a Khouma El Babacar e al talento finora inespresso di Marko Marin, che in molti aspettano come possibile deus ex machina (tradotto in italiano, leva-castagne-dal-fuoco) in sostituzione di un ancora lontano Giuseppe Rossi.
Per la verità, nel primo quarto d’ora non c’è bisogno di parlare di schemi o di tattiche di gioco. La Fiorentina sorprende gli avversari avventandosi sulla partita con una foga e una lucida cattiveria che fanno stropicciare gli occhi ai suoi tifosi, sia i 300 giunti fino quassù nella fredda Armorica sia i moltissimi rimasti a casa ad assistere ad un altro passo in avanti verso la rinascita viola sugli schermi della Pay-TV (a proposito, pare che finalmente al prossimo turno tocchi anche alla Fiorentina essere trasmessa in chiaro, non è mai troppo tardi).
Dapprima Marin si mangia un gol quasi fatto con la porta spalancata in contropiede, poi – siamo ancora al sesto minuto -  una percussione di Babacar ribattuta alla disperata dall’estremo difensore francese Lossi finisce sui piedi giusti, quelli di Alberto Aquilani.  Il quale, come già altre volte in questa stagione quando è sollevato da compiti di regia arretrata, offre al mondo un saggio della sua classe e del suo genio calcistici evitando di tirare e porgendo un assist di giustezza all’accorrente Marin, che più che visto ha sentito arrivare alle sue spalle. Il tedesco di origine serba tocca nella porta semi-sguarnita altrettanto deliziosamente, prendendo Lossi in contropiede.
La Fiorentina in vantaggio non si mette subito comoda ad attendere la reazione degli spaesati padroni di casa, ma continua a tagliare il campo con le sue trame affilate come un rasoio. Pochi minuti dopo, al tredicesimo, viene pescato bene Vargas sulla sinistra. Ottimo controllo, cross da par suo sul quale si avventa da grande centravanti Babacar, che con tocco d’esterno veramente splendido fa due a zero all’angolino sinistro del portiere francese.
Ancora qualche minuto di gioco piacevole dei gigliati, per l’occasione in maglia bianca, ed è Lazzari a scottare le mani guantate di Lossi con un gran tiro da fuori area. Sugli spalti, la pattuglia del tifo viola pregusta la seratona. Ma è proprio in quel momento, verso la mezz’ora di gioco, che qualcosa si rompe nel giocattolo di Montella. I francesi progressivamente si svegliano dal loro stordimento, e capiscono che tutto è perduto fuorché l’onore, ed anche il punticino che in caso di pareggio loro e del PAOK che gioca a Minsk terrebbe vive le loro speranze di qualificazione. Non sono uno squadrone, ma sono la tipica squadra transalpina, veloce, leggera e tecnica, quando non confusionaria.
La Fiorentina dal canto suo forse crede di aver già archiviato la pratica, e comincia il graduale (ma neanche tanto) ritiro dei remi in barca. Dalle parti di Tatarusanu (che non è in serata, proprio adesso che arrivano insistenti le voci di un addio di Neto) cominciano a farsi vivi sempre più spesso i giocatori in maglia rossoblu. L’arbitro russo Eskov nel frattempo si ricorda che in tribuna è presente nientemeno che sua maestà Michel Platini e probabilmente ciò lo condiziona in negativo. Siamo sempre lontani dalla performance del norvegese Ovrebo quattro anni fa a Monaco di Baviera, ma anche il russo non scherza allorché al 43’ si inventa un rigore contro la fiorentina, con conseguente espulsione di Basanta per fallo da ultimo uomo su chiara occasione da gol.
L’unica cosa veramente chiara è che Marveaux entra in area viola e, cercando con mestiere l’appoggio sul difensore viola, non lo trova e perdendo l’equilibrio finisce a terra praticamente da solo. Ha un bel protestare la Fiorentina, Basanta deve guadagnare gli spogliatoi, sul dischetto va Beauvue, palla da una parte e Tatarusanu dall’altra.
Si va al riposo arrabbiati e con la partita riaperta. Ma anche preoccupati per il vistoso calo di concentrazione di una squadra viola che aveva sottovalutato i segnali di ripresa dei transalpini. Si aspetta la reazione dei ragazzi di Montella e di Montella stesso, sulla base del principio che a volte in 10 si gioca addirittura meglio, se si ha la giusta determinazione.
Marveaux va giù, Basanta va fuori, rigore
La ripresa invece è un calvario. Si gioca d una porta sola, quella della Fiorentina. Unica eccezione, una punizione che a un quarto d’ora dalla fine i viola si guadagnano nell’unica sortita oltre la metà campo riuscita loro. Vargas calcia anche bene, ma la barriera si muove in anticipo malgrado la schiuma depositatale davanti come da regolamento da Eskov, che peraltro fa finta di non vedere. L’arbitraggio del russo è a senso unico per tutto il tempo restante, eccezion fatta per un fallo da rigore su Schwarts apparso molto più netto di quello concesso nel primo tempo (la spinta di Savic oggettivamente c’è) e per il gol annullato a Diallo nei minuti finali per fuorigioco non facile da vedere. Effetto compensativo? Forse, sta di fatto che la Fiorentina alla fine non può proprio lamentarsi dei torti subiti, anche perché le occasioni per pareggiare del Guingamp, che la schiaccia nella sua metà campo per tutta la ripresa, sono veramente tante, e alcune clamorose.
Stavolta Montella azzecca i cambi, anche perché l’espulsione di Basanta li rende ovvi. Ma è Cuadrado subentrato al posto di Lazzari a non azzeccare la serata, risultando poco efficace e di scarso aiuto per i compagni sotto pressione. Anche Savic è sotto tono, e rischia nell’occasione del fallo su Schwarts di compromettere lo sforzo di una Fiorentina che cerca ormai di resistere con le unghie e con i denti fino al novantesimo, chiusa nel Fort Apache allestito dal suo vistoso calo fisico che fa seguito a quello di concentrazione.
Entra anche Alonso a rilevare un Badelj come di consueto senza infamia e senza lode, ma anche lo spagnolo può fare poco per raddrizzare la barca viola che fa acqua da tutte le parti. Con Babacar che gioca i venti minuti finali in preda ai crampi (ma siamo sicuri che le metodiche di allenamento di questi ragazzi siano quelle giuste?), i gigliati assistono praticamente inermi alla scorpacciata di gol praticamente fatti da parte di Beauvue ed alla clamorosa traversa  di Yatabaré, prima che Eskov annulli giustamente (ma vista l’aria che tira miracolosamente) il pareggio di Diallo a tempo quasi scaduto.
Alla fine, restano solo i tre punti che valgono il primo posto nel girone a prescindere, e la gioia dei tifosi viola sotto la postazione dei loro 300 coraggiosi supporters, tutti quanti consci dell’impresa realizzata quassù, nel villaggio degli irriducibili galli e in condizioni ambientali avverse. Per non parlare delle proprie, mentali, al limite della Caporetto.
Ci si rituffa in campionato. Domenica c’è una delle nemesi viola, quel Cagliari che tante volte ha posto bruscamente fine ai sogni viola. Il match di Guingamp, che doveva quasi essere defatigante in vista dello sbarco al Sant’Elia, è stato piuttosto preoccupante. Per aspera ad astra, speriamo.

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