sabato 14 febbraio 2015

Salacar!

C’era una volta il derby dell’Appennino. Bologna e Fiorentina cercavano di tirare una coperta non lunghissima da una parte all’altra del crinale. Era una partita molto sentita, anche perché da una parte all’altra del crinale appenninico si mangiava molto bene, e si potevano festeggiare gioie o affogare dispiaceri con tutte le gradazioni del Sangiovese possibili e immaginabili.
Sono passati tanti anni da quando Fulvio Bernardini fece tremare il mondo prima sul versante sud e poi su quello nord dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il Derby del Sangiovese è stato declassato, Bologna cerca di tornare nella serie che le compete grazie anche al mago che riportò in auge la Fiorentina, Pantaleo Corvino. Nel frattempo, a far tremare un mondo del calcio che ha affidato i propri destini improvvidamente alla banda Tavecchio-Lotito ci pensa il Sassuolo del presidente di Confindustria Squinzi. Non si va più in trasferta al Dall’Ara ma piuttosto al Mapei Stadium di Reggio Emilia, e chissà cosa ci riserva il futuro, se Carpi verrà ammessa in serie A malgrado la scomunica del facciaferoce Lotito.
Sassuolo-Fiorentina è un crocevia del destino importante. Passato (recente), presente e futuro (possibile) dei viola si fronteggiano qui a casa Mapei, con i vecchi amici e compagni Montella e Di Francesco che si abbracciano sentitamente prima di scagliarsi contro le rispettive armate e che potrebbero in futuro avvicendarsi sulla panchina viola. Potrebbero, perché quel che era sicuro – dice – due mesi fa adesso non lo è più tanto. E’ un altro Montella quello che si sistema ogni domenica al timone della nave viola, rispetto all’incerto e polemico nocchiero del girone di andata. E’ un altro equipaggio quello che egli manda in campo, con ogni marinaio al posto giusto e tutti motivati e determinati a dare il meglio, a maggior gloria della Marina di Sua Maestà Della Valle.
Siccome è San Valentino, la Fiorentina è inoltre decisa oggi ad omaggiare i suoi innamorati, tanti dei quali – complice la breve distanza – si sono spinti fin quassù in quel di Reggio. Lo si vede subito, fin dalla formazione iniziale, nata per dare respiro a coloro i quali dovranno partire alla conquista di Londra ed anche a chi ne ha semplicemente bisogno, ma nello stesso tempo organizzata in maniera da colpire gli avversari usando le loro stesse armi: interdizione e ripartenza, che a questa Fiorentina riescono assai meglio che al Sassuolo.
Così, per un Gonzalo che rientra al fianco di Savic (e che rientro, tra l’argentino ed il serbo faranno a gara a chi dà più spettacolo nelle interdizioni difensive e nelle impostazioni delle ripartenze) ci sono un Alonso ed un Richards che si riaffacciano alle maglie da titolare. Contro clienti scomodi come il trio funambolico d’attacco del Sassuolo (Zaza, Berardi e Sansone, attualmente il futuro della Juventus e della stessa Nazionale) i due terzini ne escono alla grande, e addirittura Richards in certi momenti ricorda Cafu, per velocità e tecnica, mentre Alonso ricorda il nonno merengue, un ricordo che i vecchi tifosi viola preferiscono cancellare.
Al centro, doveroso rifiato a Borja e fiducia all’ex Kurtic, a fianco di Pizarro e Mati Fernandez. Montella anche oggi non ne sbaglia una. Se è facile per quanto riguarda i due cileni, il vecchio e il giovane (da clonare entrambi per quello che stanno facendo vedere), un po’ meno lo sarebbe per l’arruffone sloveno visto negli ultimi mesi. Ebbene, il mister sente che è la sua partita e va a finire che è così. Kurtic si cala nel match con umiltà ed essenzialità, fa le cose semplici, giuste, ruba palla e la dà subito ai più dotati compagni, e soprattutto nel secondo tempo – quando il Sassuolo prova l’arrembaggio della rimonta disperata – risulta parte essenziale della vittoria di questa Fiorentina.
Davanti, fiducia all’eterno ragazzo Diamanti, al ragazzo che vuole diventare uomo e campione Babacar, ed al Messi delle Piramidi. Che da stasera è semplicemente Mohamed Salah. A quanto pare, uno degli acquisti più indovinati dell’era Della Valle, e non solo. Basta un minuto all’uomo che non deve far rimpiangere Cuadrado per riuscire nella sua mission impossible. Il suo tiro dalla sinistra piega le mani a Consigli, peccato che a raccogliere la ribattuta non ci sia nessuno. Dice, ma Khouma che fa, dorme? No, non dorme, e tra poco lo dimostrerà. Il senegalese di Firenze aspetta il moment giusto, come una pantera.
I primi trenta minuti del primo tempo vanno via tra il piacere di vedere dei ragazzi in maglia viola giocare così bene ed annichilire in casa propria un avversario che finora aveva fatto sfracelli e messo alle corde perfino la capolista Juventus ed il rammarico di non vedere maggior cattiveria agonistica dalla tre quarti in su, quella zona del campo pr capirci in cui maturano i gol. Ma a gennaio quest’anno la Fiorentina, intesa come società, ha indovinato tutto quello che non le era riuscito negli anni scorsi. Diamanti vuole la gloria in maglia viola, ma soprattutto Salah vuole conquistare Firenze, non per motivi religiosi ma squisitamente calcistici. Quello che mancava nel girone di andata adesso c’é. La Forentina, intesa come squadra, adesso è una banda di assaltatori che se vede un varco non perdona, e intanto gioca come pochissime altre in questa serie A.
Alla mezz’ora, su un rilancio preciso di Savic, uno dei tanti, Babacar fa un gesto atletico pregevole. Il suo colpo di tacco smarcante forse la prende o forse no. Di fatto, taglia fuori tutta la difesa neroverde e apre un’autostrada per Salah. L’egiziano ha corsa e freddezza, si presenta davanti a Consigli e stavolta non lo perdona. Si abbracciano tutti a questo nuovo compagno, che si mantiene composto nel festeggiare per il lutto che porta al braccio (al suo paese si vivono ore meno spensierate di queste nostre). Soprattutto si abbraccia Babacar, che due minuti dopo verrà ripagato adeguatamente. Salah lo pesca bene in area sul filo del fuorigioco, il Baba si gira con la velocità di un cobra, resistendo alla carica di Cannavaro, controlla ed insacca .
Il Sassuolo ha subìto tutto il primo tempo e alla fine va negli spogliatoi sotto il peso di due gol viola che per quanto si è visto sono anche pochi. Chiaro che Di Francesco, con tutto il bene che può volere all’amico Montella, non può starci. I neroverdi che tornano in campo nella ripresa tentano di metterla sul piano della fisicità, dell’arrembaggio e perché no, quando serve anche della rissa. L’arbitro Doveri per fortuna sbaglia poco o nulla, coadiuvato da guardalinee d’eccezione.
Ma soprattutto è la Fiorentina che, se nel primo tempo è stata bella a vedersi e anche letale nelle conclusioni, è nel secondo tempo che si presenta come – finalmente – un progetto di grande squadra. Gli uomini in viola non perdono mai la testa sotto la pressione degli avversari e cercano di adeguarsi al match ribattendo colpo su colpo, coadiuvati da un Tatarusanu sempre perfetto nelle uscite e dalla consapevolezza che il fiato del Sassuolo non potrà durare in eterno. Al 62’ Babacar fa tre, ancora sul filo dell’offside ma con un controllo e tiro ancora più splendidi del gol precedente, ed è il segnale che la fortuna aiuta finalmente gli audaci.
Dopo un anno e mezzo in cui ha allestito un attacco vivendo più che altro di espedienti, Montella si ritrova a questo punto a problemi di abbondanza. Il gol del 1-3 del Sassuolo, più che altro una prodezza di Berardi che si inventa un gol alla Ibrahimovic sorprendendo Tatarusanu nell’unica incertezza di stasera, non sposta l’equilibrio del match, né il risultato finale. Entrano Gilardino per Babacar e Aquilani per Mati Fernandez. La Fiorentina dà ormai l’impressione di un prodotto che non cambia, cambiando l’ordine dei suoi fattori.
Al fischio finale di Doveri resta l’immagine di una prova di forza notevole dei viola su un campo che aveva riservato poche soddisfazioni a tutte le concorrenti, oltre che un risultato che stasera candida più che mai i ragazzi di Montella ad una serena qualificazione alla Europa League, oltre che ad una rincorsa non più improbabile ad un posto in Champion’s League a spese di una Roma o di un Napoli che non sembrano più così distanti, nella classifica ma soprattutto nel gioco, come nel girone di andata.

I ragazzi viola cominciano a fare paura. Speriamo che continui così, che il vento non cambi di nuovo e che non arrivi qualche telefonata di Lotito. A calcio questa Fiorentina se la può giocare con tutte.

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